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 Primo piano Minimalizovat

CSTCS Consultorio

Giovedì 26 gennaio
ore 21

INCONTRO DI PRESENTAZIONE
DELL'ATTIVITA' CONSULTORIALE


Gruppo di preparazione alla nascita
per mammE e bambinI



INGRESSO LIBERO


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 2010 - Ciclo di film sul tema della follia Minimalizovat

Anno 2010

Ciclo di film sul tema della follia.

Conduttori:   Laura Grignola,  Simon Finocchietti


Recensioni di Simon  Finocchietti

La seconda notte di nozze
di  Pupi Avati

Quando la disperazione e la rabbia espressi nella follia ci investono e non riusciamo a comprenderla ne a placarla, terrorizzati ci difendiamo.  Può accadere che il folle divenga il marchio d’un male di cui deve espiare la colpa. Nascono i manicomi ed il coraggio di tenervi chiusa la gente, basta esorcizzare il male. Qualsiasi mezzo diviene lecito,  tranne la relazione che pesantemente ci accomuna alla follia, rendendola un fatto umano, difficilmente accettabile. A riguardo sento estremamente significativo questo breve racconto: “Sa, dottore, una volta gridavo disperata, allora mi hanno presa, mi hanno legata al letto e m’hanno fatto la puntura. Sono rimasta lì una notte, ma poi mi sono strappata i lacci, sono scesa e col sangue ho scritto sul muro: oggi Gesù Cristo è sceso dalla croce”.
Nel film un uomo sopravvive alla deflagrazione della follia. Non sappiamo da quale esplosione fu investito, ma sappiamo che esplosione d’affetti vi fu, talmente forte da renderlo insopportabile agli altri e da rinchiuderlo in manicomio. A noi appare ormai rientrato a casa, ma risulta stordito dalla sofferenza, l’ombra di se stesso, impegnato nella sua personale autoriabilitazione. Solo elemento di vitalità è un particolare impegno, in cui s’arrischia, sminando i terreni d’una ridente campagna dai postumi di una antica guerra. Perché a nessuno capiti di saltare in aria all’improvviso, per l’opera assurda d’un ordigno senza nome. Forse avrebbe continuato così a lungo, se la vita non gli fosse improvvisamente scoppiata incontro manifestandosi nelle sembianze d’un antico amore. Allora vivere riacquista un senso e ritrovare il coraggio di sostenere i propri desideri, contrastando l’opposizione familiare, diviene la salvezza.
 
Spider
di David Cronenberg


Dopo anni di cura, raggiunta la placida condizione di chi non dà fastidio, un folle viene rinviato a casa. Una volta giunto, questi riprende in mano l’antica rete dei pensieri ancora vivi ed inizia nuovamente a ricomporre la tela; e noi con lui ne seguiamo gli sviluppi. Con lui assistiamo ad un drammatico sconvolgimento: dov’era amore e protezione troviamo cinismo e disprezzo. Intrecciati a lui proseguiamo alla ricerca d’una ragione di tale brusco voltafaccia. Così facendo scopriamo che un terzo, apparentemente esterno , si era insediato a guastare un’idilliaca relazione. Constatarlo è tremendo, la perdita è irreparabile e non resta che la vendetta, una punizione necessaria per poter sopravvivere. Ed ecco tessersi la tela, divenire più fitta, tesa a tal punto da scoccare irrimediabilmente. Allora avremo occasione di vedere il vero volto della preda e, come il povero folle, preferiremo nuovamente  ricominciare a tessere la tela.


 
Senza pelle
di Alessandro D’Alatri


Qui la follia s’insinua nella quotidianità, in un simpatico contesto popolare, manifestandosi nella forza d’un innamoramento che non lascia spazio ad incertezze e buona creanza, ma si spinge oltre ed infrange le regole del buon senso. Sarà la foga del desiderio, inebriato di smaniosa eccitazione, narrato tra le righe di versi scritti a china, a condurci nel vivo d’una relazione soltanto immaginata ma vissuta come reale. Nella tenacia del suo riproporsi riuscirà a coinvolgere l’altro, lo rapirà, anche se solo per un attimo. Allora assisteremo all’epilogo drammatico d’un contatto troppo vero per poter reggere all’inganno della fantasia che aveva allestito un’ idilliaca unione a fronte d’un inconciliabilità reale. A tal punto fusi si può essere solamente con se stessi, o col proprio figlio una madre.
 
Coraline e la porta magica
di Henry Selik


Invitare una bambina a traslocare in una nuova casa, concentrarci subito sulle nostre faccende e lasciarla sola ad esplorarne le stanze ignote potrebbe non essere prudente. Può accadere incontri una porta magica, capace di condurla ad un mondo di possibilità differenti dalle nostre. Laddove noi non eravamo attenti e premurosi, chissà che qualcun altro non si preoccuperà assiduamente d’assecondarla nei suoi desideri.  E’ per l’appunto il caso di Coraline. Inoltrarsi nella via le si rivela, in principio, a tal punto seducente da esser restia a tornare, se non fosse che tanta bontà, premura e bramosia  le paiono avere un volto sinistro. Come se l’eccesso di gratificazione domandasse uno scotto da pagare: la perdita della vista. A ritrovarsi coccolata, vezzeggiata, accontentata in tutto, teme di potersi  ritrovare pupazza, cieca nella stanza dove tutto ha trovato. Ma Coraline, con piglio astuto, ripercorre a ritroso la via per tornare alla vecchia libera imperfezione, sfuggendo alle grinfie della tela materna, tremendamente troppo buona.


 
L’inquilino del terzo piano
di Roman Polanski


Non sempre si viene ricambiati con la stessa moneta.  Trelkovski era un uomo gentile, mite ed educato, alla ricerca di un alloggio. Ma, probabilmente, tale sollecitudine celava una fragilità di fondo; un’ identità sospesa, in balia dell’umore altrui. Se non pensando ad un uomo a cui è stato precluso qualsiasi spazio nell’ambiente dove è cresciuto, difficilmente potremo intendere lo smanioso bisogno che lo invade, di entrare nei panni dell’inquilina precedente. Ed ecco che vediamo la semplice curiosità montare, divenire necessità, fino ad occupare la storia e le relazioni della defunta.
In questo film si resta dubbiosi a valutare se si tratta di complotto o di una delirante autoricostruzione della realtà. Le due ipotesi non si escludono a vicenda, ma anzi possono essere complementari una all’altra dal momento che nella vita non c’è singolare che non venga coniugato al plurale.
 Assistiamo ad una graduale trasformazione, ad una virulenta metamorfosi in cui  Trelkovski sente dissolversi la propria identità mentre scivola nella defunta inquilina di cui diviene la prosecuzione e la ripetizione. A sottrargli l’identità sono gli altri, l’ambiente circostante, il mondo, così attento  fin dal suo ingresso a negargli un posto e una realtà. Il povero inquilino troverà alloggio nel dramma condominiale dell’anonimato, dell’intolleranza e della cinica indifferenza.
 
Bad Boy Bubby
di Rolf De Heer

Possiamo pensare di vivere in una tana fino a vent’anni, convinti che fuori l’aria sia irrespirabile e mortifera, limitandoci a mangiar latte e pane e concludendo le serate facendo l’amore con nostra madre? Forse Bubby avrebbe anche continuato se non fosse che l’arrivo di un oscuro personaggio-padre rimette in gioco l’equilibrio raggiunto distogliendo la madre dalle attenzioni inglobanti per lui. Eliminati vendicativamente i genitori che lo escludono, i pericoli esterni appaiono sinistri, ma affrontarli diventa improrogabile per poter acquisire una capacità di controllo sul mondo. L’alternativa è la follia, è il crollo di una mente che non sa trovare i nessi tra esperienza e correlati emotivi e che rimane soffocata dal magma informe dell’incomprensione. Bad boy bubby, seppur terrorizzato, scopre di poter sopravvivere nel mondo esterno alla simbiosi con la madre: trova gente differente, tutta da scoprire, ma stranamente complice ed inebriata dalla sua rappresentazione. Qualcosa li unisce …

 
L’immagine allo specchio
di Ingmar Bergman


Occuparci di follia e non entrare in scena pare scorretto. Pertanto abbiamo creduto utile incontrare una diffusa abitudine ad evitare i propri fantasmi di noi operatori della “salute mentale”.  Nel film assistiamo alla storia d’una collega alle prese con pazienti tutt’altro che esterni, come ci piacerebbe che fossero  mentre noi amabilmente ce ne prendiamo cura come se il male che c’è dentro di loro non ci riguardasse. Spesso accade che i pazienti facciano capolino in noi, indossando i nostri pensieri ed intrecciandosi ai nostri ricordi a tal punto da sentirci divenire tutt’uno con loro. La collega si ritroverà paziente, deludentemente folle ed incapace d’accettarlo, fino a quando a ritroso nel sogno reincontrerà delle faccende della sua storia originaria, ancora lì, in trepida attesa, vive ed incalzanti. Sarà una presenza premurosa a permetterle di recuperare tale parte di sé,  senza doverla più celare in una mortifera censura.
 
Stalker
di Andrej Tarkovskij

Incontrata la follia, nostra ed altrui, non resta che accingerci ad incontrare la natura del lavoro. Così faremo cimentandoci su un carrello in disuso, spinto a mano su un binario aspramente difeso, in direzione d’un luogo mistico ed incantato. Una volta arrivati, i passi si faranno incerti e potrà accadere di perdersi, temendo di non poter fare ritorno. La vita apparirà nei flutti d’acqua d’un rigagnolo che serpeggia gorgogliante sopra e attraverso le tante cose accumulate nel tempo. Mentre, accasciati su noi stessi, come bimbi in fasce, resteremo in attesa, ma pur sempre vigili e decisi a varcar la soglia della zona. Certi percorsi in solitario non si potrebbero compiere; troppo forte il timore e facilmente la volontà si eclisserebbe evanescente, distraendoci da noi stessi e dalla ricerca. Ma insieme risultiamo essere sostegno reciproco, pur dovendoci spesso adeguare al passo stanco del compagno. La zona è la possibilità di assistere al dispiegarsi del pensiero, sospesi tra il desiderio di procedere verso la coscienza e il timore di poter essere risucchiati dal suo fluire e dal dolore che essere coscienti di sé comporta. L’ultima tappa, la realizzazione dei desideri, può essere evitata. L’importante è desiderare. L’importante è il viaggio. L’importante, soprattutto, è guarire … dal desiderio di guarire.

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 Cineforum settembre 2009 - gennaio 2010 Minimalizovat

 Alla ricerca dell'adolescenza (s)perduta

Dalla crisi all'integrazione

ciclo di film commentati

2009

  Mercoledì 23 settembre ore 21
ALPHA  DOG,  regia di  Nick Cassavetes
Presentazione e commento di  Francesco Durand,
psicoterapeuta,  CSTCS – Spazio Progetto Genova.
Mercoledì 14 ottobre ore 21
PARANOID PARK,  regia di  Gus van Sant
Presentazione e commento di Livia Canesi, psicoterapeuta,
CSTCS – Spazio Progetto Genova.
Mercoledì 11 novembre ore 21
I 400 COLPI,  regia di  Francois Truffaut
Presentazione e commento di Maria Bocciardo, psicoterapeuta,
CSTCS – Spazio Progetto Genova.

Mercoledì  2 dicembre ore 21
IL SUCCHIAPOLLICE - THUMBSUCKER,
regia di  Mike Mills
Presentazione e commento di Elisa Canepa, psicoterapeuta,
CSTCS – Spazio Progetto Genova.
2010
Mercoledì  20 gennaio ore 21
TU DEVI ESSERE IL LUPO, regia di  Vittorio Moroni
Presentazione e commento di Elisa Brandinelli, psicoterapeuta,
CSTCS – Spazio Progetto Genova.
   
 INGRESSO LIBERO (per i soci)
   
 Scarica la locandina (pdf)

 


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 Last video Minimalizovat

Video:

Presentazione del libro

LA SVOLTA RELAZIONALE
Video della presentazione

Vittorio Lingiardi
Gherardo Amadei
Giorgio Caviglia
Francesco De Bei

 

discussant
Alessandro Zennaro



 

Davide Cicchetti

MUSICA E PSICOANALISI



MUSICA E CANTO
FINESTRE SULL’INCONSCIO


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Scuola di Psicoterapia Comparata


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